CAMION RECORDS
Cari camionisti, e’ in arrivo una piccola novità. Commenti (7)

scritto da: L'autista il 10/02/2004 2.19.09

Cari camionisti, dilettanti, professionisti e aspiranti tali, e’ in arrivo una piccola novità. Il Camion sta diventando un po’ troppo piccolo per quanti siete. Per carità, lui è resistente e reggerebbe tutto ma a volte rischia di fermarsi e di appesantirsi troppo. E allora, per il bene di tutti, soprattutto di chi sul camion vuole fare molta strada, abbiamo deciso che faremo delle scelte. Queste non vogliono essere una bocciatura o un giudizio definitivo, ma uno stimolo a migliorarsi, per incidere una propria personalità. Insomma, non tutto quel che arriverà a Camion finira’ nel sito e molte delle cose che avete visto fino ad oggi scenderanno dal camion e seguiranno la loro strada. Questo per offrire una prima selezione a quel che ci arriva mostrando anche, più chiaramente, qual e’ la linea editoriale di Camion, quello che vogliamo: tutto quel che comparirà sul sito non ci piacerà al punto di produrlo sicuramente ma starà comunque sulla strada che il Camion percorrerà. Ciò permetterà di fare un percorso migliore e più agevole a chi guida il Camion e a chi sarà selezionato. Agli altri auguriamo buon viaggio perche’ poi le strade, gira gira, si possono sempre incrociare.

CAMION PER PAOLA TURCI

scritto da: turkino il 01/02/2004 20.37.06

E' uscito "Stato di calma apparente" il nuovo album di Paola Turci prodotto da On The Road Factory e distribuito da Venus. Camion Records supporta Paola Turci nella promozione e nella comunicazione del CD.

blog music duel Commenti (10)

scritto da: Massimo Cotto il 18/01/2004 15.15.22

Quando mi è stato chiesto di presentare Duel e, indirettamente, di appoggiare la Camion Records, ho accettato per più di un motivo: l’amicizia con Luca Nesti e gli altri camionisti, innanzitutto; poi la certezza della loro buona fede e la consapevolezza che la strada del successo può essere anche lastricata di piccoli errori e ripetuti inciampi. Persino la scelta del nome dell’etichetta evocava in me antiche e nuove suggestioni. Mi ricordai delle parole di Paolo Conte (“il primo blues che ho sentito è stato il ringhiare di un camion che mordeva una curva”), i magnifici e cromati mostri che ho incontrato nei miei molti attraversamenti dell’America, le canzoni di Tom Waits, la polvere e la strada, il fumo e i motel. Anche agendo di metafora, Camion mi sembrava appropriato: in un mondo dove tutti sognano lo spiderino, bello che qualcuno voglia ancora viaggiare in camion. Si va piano, ma non si rompe mai il motore. E ci si ferma solo quando vuoi tu. Avevo considerato, nel mio vagolare, lo scenario entro cui il Camion piazzava le ruote: un panorama musico-discografico asfittico e stagnante, come l’asfalto che si scioglie nei parcheggi e fa cadere le moto. Tutto pensavo di aver messo in conto. Invece, no. Ho scoperto che, a volte, persino accendere il motore, è un problema. Ma non smetto di crederci. So che, una volta lanciato, il Camion non si ferma. Non vedo discese, questo è il dramma. Stringiamoci e scansiamo la scorciatoia del compromesso facile; ricordiamo che il successo è la naturale conseguenza della musica che vogliamo esprimere, non il fine; e mettiamoci tutti in testa, nessuno escluso, che la fatica è parte del cammino (ho provato rabbia nel sentire che alcuni gruppi o musicisti invitati a Duel non hanno accettato perché la mattina dovevano svegliarsi presto per lavorare: se crediamo in qualcosa, possiamo anche non dormire, per una notte, no?). Come diceva Al Pacino in Carlito’s Way, il sogno non basta: bisogna correrci dietro. Da qualche giorno sono il nuovo direttore di Rockstar, una testata storica che ha bisogno di riprendere a fare tendenza. Mi impegno a dare spazio a chiunque lo meriti, nel rispetto di una logica editoriale. Spero che i ragazzi della Camion Records possano diventare un punto di riferimento e trasformare lo sterrato in strada maestra. Se non saranno capaci di farlo, sarò il primo a bucar loro le gomme. Massimo Cotto

FARE MUSICA OGGI - Riflessioni di un camionista Commenti (16)

scritto da: Nesta il 16/01/2004 22.21.45

Produrre musica oggi è da pazzi. L' industria discografica è a rotoli: anche Sony e Bmg arriveranno alla fusione per evitare la crisi, anzi forse solo per rimandarla di qualche tempo. E noi pazzi abbiamo fondato Camion Records: perché siamo convinti che di musica ce n'è ancora bisogno, forse non sugli scaffali dei negozi di dischi ma sicuramente nell'anima della gente. Questa è la prima cosa che ci siamo detti iniziando l'avventura sul camion: produrre cercando una strada diversa, certamente lontana da quelle delle major discografiche. Un percorso che cerca un incrocio, tanti incroci con ogni musicista che pensa, da sempre, di avere la chiave per aprire la porta del successo. Con due punti fondamentali. 1) la propria musica va portata ad un pubblico che non l'ha mai ascoltata prima e non importa se è li per caso, amico o nemico, l'importante è informarlo dell'esistenza della propria musica e del proprio pensiero letterario. E soprattutto incontrare le pulsazioni emotive di chi la fruisce. 2) Da sempre il problema più grave è quello di avere un approccio diretto con le case produttrici. Ormai da tantissimi anni le major non si spostano più dai loro uffici dorati ed è difficilissimo avere un confronto con un discografico vero. Noi pensiamo che seguire l'evoluzione di una band o di un artista tramite esibizioni live o scambi di opinioni sia fondamentale per cercare una strada che possa costruire qualcosa. Noi pensiamo che la migliore musica stia nelle cantine, nei pub, negli studi casalinghi o nei garage in affitto ed è per questo che cerchiamo un triangolo diretto: band, pubblico, produttore. Io credo che il percorso artistico sia oggi più che mai a lunga gittata e il concetto di produzione sia diventato la commistione tra il talento, l' intelligenza, la volontà, l'abnegazione e su tutte la continua creatività senza però dimenticare il mettere in discussione se stesso, la tenacia e l' aspetto umano. Fare musica oggi è diventato, grazie alla tecnologia, molto più facile in sede realizzativa, ma allo stesso tempo è molto più difficile portarla alle orecchie pulsanti della gente. Per questo e per la velocità con cui si consumano le mode pensiamo di dare centralità al PALCO come ambiente ideale del fare musica. In tutta la discografia italiana, major o indipendente, si è certi che le band di oggi sono viziate e presuntuose a dispetto della proposta musicale, del valore e del sacrificio che sono disposti a mettere in campo (nottate a suonare, a migliorarsi, a cercare il dubbio nel proprio lavoro, a non crearsi inutili alibi di circostanza). Noi non lo pensiamo e non lo penseremo in futuro perché vogliamo credere ancora nella musica, in chi la fa, in chi la pensa, in chi ne fa un uso personale in chi se ne appropria entrandoci dentro e la fa diventare magia ...riuscendo a farla ascoltare agli altri.

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